Monte Api (1978)

Nel 1978 il corpo istruttori della Scuola Nazionale di Alpinismo “Agostino Parravicini”, sotto la guida del suo Direttore, Renato Moro, organizzò una spedizione alpinistica al Monte Api (m 7132), la sua prima spedizione “himalayana” ad un “7000”.
Vi parteciparono: Renato Moro (capo spedizione), Alberto Bianchi, Rolando Canuti, Claudio Cavenago (medico), Cesare Cesa Bianchi, Luigi Leccardi, Maurizio Maggi, Ivano Meschini, Marco Polo, Angelo Rocca, Giampiero Rodari, Vittorio Tamagni, Marco Tedeschi e Franco Villa.

L’alpinismo extraeuropeo era alla vigilia di un profondo cambiamento. La nostra spedizione, infatti, era una spedizione himalaiana ancora secondo il significato originale del termine. Un gruppo strutturato, come poteva essere una Sezione del CAI o una sua Scuola, come nel nostro caso, intraprendeva il progetto di raggiungere una vetta himalayana, spesso non ancora raggiunta o per un itinerario nuovo. Si metteva in moto una macchina per finanziare l’impresa, che non era autofinanziata dagli alpinisti partecipanti, e per trovare ditte specializzate che contribuissero anche fornendo materiali e viveri e nel periodo che precedeva la partenza c’era una fase di “team building”, come si direbbe adesso, e di preparazione e allenamento del gruppo di alpinisti. Sul posto invece l’avventura cominciava con una marcia di avvicinamento con decine di portatori, fino al campo base. L’ascensione comportava da parte degli alpinisti e con l’aiuto degli Sherpa un paziente lavoro di andirivieni sulla montagna per l’installazione di campi in quota e la posa di corde fisse che facilitavano e rendevano più sicuro il tragitto da un campo all’altro. Per il successo della spedizione era sufficiente che almeno un alpinista arrivasse in vetta come frutto del lavoro dell’intero gruppo. Infine questo tipo di spedizioni aveva anche carattere esplorativo e scientifico.

Al rientro, spedizioni di questo genere suscitavano ammirazione ed interesse pubblici. Si organizzavano le cosiddette “serate” che riempivano interi auditori di persone chiamate a raccolta per ascoltare il racconto dei protagonisti ed assistere alla proiezione di diapositive e, talvolta, filmati dell’impresa.
La nostra spedizione era tutto questo oltre ad essere stata una meravigliosa esperienza di gruppo.
In seguito l’alpinismo himalayano prese due strade diverse. Da una parte gli alpinisti più forti in piccoli o piccolissimi gruppi puntavano a spedizioni leggere con mete impegnative finanziate direttamente o indirettamente da sponsor commerciali. Dall’altra le montagne himalayane si aprirono ad una platea crescente di alpinisti grazie a spedizioni organizzate da agenzie di viaggio specializzate che vendevano l’insieme dei servizi necessari affinché l’alpinista, assistito da condizioni meteo e della montagna favorevoli, potesse arrivare in vetta, purché ne avesse le capacità tecniche e fisiche. In entrambi i casi ciò che contava per ogni singolo alpinista era il suo personale arrivo in vetta.

Il gruppo lasciò Milano il 1/9/1978 e vi fece rientro il 9/11/1978
L’itineraio:
– 1-2 settembre – Volo aereo internazionale Milano Linate-Delhi
– 3-15 settembre – Delhi
– 16-18 settembre – Delhi-Julaghat in bus
– 19-20 settembre – Julaghat (circa m 600 s.l.m.)
– 21-29 settembre – Marcia di avvicinamento lungo la Valle della Chamlia e attraverso i villaggi di Sera, Simar, Marmasimar, Magargad e Ghusa e arrivo al Campo Base (m 4050 s.l.m.)
– 30 settembre – 1 ottobre – Ricognizione
– 3 ottobre – Installazione del Campo 1 (m 4960 s.l.m.)
– 5-6 ottobre – Ricognizione al Colle Ovest del Nampa (m 5040 s.l.m.)
– 8-10 ottobre – Installazione del Campo 2 (m 5620)
– 11-13 ottobre – Installazione del Campo 3 al Colle Est del Monte Api (m 6300 s.l.m.)
– 16 ottobre – Arrivo sulla cima est del Monte Api
– 18 ottobre – rientro al Campo Base
– 20 ottobre – 2 novembre – Marcia di ritorno dal Campo Base al km 123 della strada carrabile Dhangadi-Dandeldhura
– 3-5 novembre – km 123-Delhi in camion e bus
– 9 novembre – Volo aereo internazionale Delhi-Milano Linate

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